jueves, abril 26, 2007

Marta Roldán. Entrevista a Carlos Barbarito.

¿Cómo surgió su amor por la Literatura? ¿Cuándo empezó a escribir?

Fue, creo, una mezcla de amor y espanto. Hablo de un momento que ahora me parece está situado a siglos de distancia, con todo lo que ello implica. Amor a los libros, sí, sobre todo a los que hacían viajar (Verne sobre todo) pero, también, los libros como medicina contra la soledad –yo era un niño solitario aunque jugaba con otros niños- . La soledad, el hecho de estar solo, me espanta. Fue, creo, una tarde de lluvia. Escribí mi primer poema –lo dije ya muchas veces- acerca del mar –que todavía no conocía-. Yo tendría quince o dieciséis. Extravié ese poema.

¿Por qué escribe?

Porque no conozco otro modo de entender el mundo, vencer cada día a la muerte, celebrar el amor, alejar la locura.

¿Acerca de cuáles temas escribe?

Siempre escribo el mismo e interminable poema. El tema es lo menos poético en un poema. Yo hablaría de sensaciones, instantes, relámpagos.

¿Inspiración o transpiración? ¿Por qué?

Decía Roberto Aizenberg La transpiración es para los atletas, además está el desodorante. Y la inspiración es cosa de los románticos que a su vez, creo, tomaron la idea de la llamita del Espíritu Santo. Trabajo, perseverante y obstinado. Yo no tengo ideas, tengo cierta sensación profunda que me impulsa a escribir.

¿Qué está escribiendo hoy?

Hoy, ahora, nada . Ayer escribí un poema, luego de un silencio de varios meses.

¿Qué está leyendo hoy?
Al mismo tiempo, leo dos libros sobre cine argentino, un poco de uno y otro poco de otro.

¿Qué movimiento literario merece su admiración? ¿Qué autor? ¿Por qué?

No, movimientos no, nombres: Michaux, Eliot, Artaud, Montale, Wallace Stevens… ¿Por qué? Supongo que porque puedo conversar con ellos como si de amigos se tratase

¿Qué género literario prefiere?. (Para escribir y/o para leer)

Para escribir, la poesía –jamás logré narrar-. Para leer, libros sobre ciencia, filosofía y arte.

¿Cuál es su meta literaria en la vida?

Meta significa llegada. Yo no quiero llegar a parte alguna y batir alguna marca. Siempre se está en camino hasta que el corazón dice basta.



Publicado en http://www.grupobuho.com/

2006

lunes, abril 23, 2007

Carlos Barbarito. Qui e solo senza parlare con nessuno... Versione italiana di Alessandro Prusso

Qui e solo senza parlare con nessuno.
Dal fogliame, è costante l’ albero ombroso.
Il bimbo non si commuove e si perde nell’acqua.
Si spegne, si chiude con il suo segreto.
Per la santità è sufficiente un silenzio spesso.
Per uccidere basta un color ocra o rosso.
Circondano la città, la devastano e la incendiano.
La profondità si divide e la pesca non inizia.
Raccoglieranno fazzoletti lì dove nulla perdura.
Ci sarà, di sicuro, un occhio caduto, e un No, tra il pianto ed il sangue.
Un fumo erroneo, senza fuoco.
Un padre scolpito nel bronzo, eterno ed immobile.
Una calce cinese, un secolo senza il tuo sesso.
L’arco si tende e la freccia scocca.
Si rompe la risposta contro il metallo dell’eco.
Il cuore è incapace, e qualsiasi uccello naufraga.
Un vuoto al quale pieno soltanto di tempo e motori.
Un linguaggio che a volte, soltanto io conosca.
Oppure sia conosciuto da strani animali, i morti.

Alessandro Prusso. Introducción a la versión italiana de poemas de Carlos Barbarito, en preparación.

Nella vita accadono impensabili accadimenti, come ad esempio, incontrare un poeta: nascosto, invisibile, e segreto, ed inoltre di un certa e notevole grandezza.
E Carlos Barbarito incarna lo stupore e la gioia di uno di questi inaspettati ed incredibili incontri.
Se pure nulla avviene per caso, e da una prospettiva altra, superiore, o semplicemente prospettica, si può dire che si tratti di un incontro inevitabile, poiché i simili si incontrano e si riconoscono al di là del tempo e della distanza.
Con Carlos infatti abbiamo in comune lo sviscerato amore per la poesia, quotidiano e vitale, meglio ancora el llamado a la Poesía, l’inesauribile curiosità intellettuale,
oltre alla coiné della lingua castellana, la passione per l’arte, e non ultimo un legame particolare con la figura e l’opera di Alejandra Pizarnik, che ha segnato in maniera speciale le nostre esistenze: basti dire che don Carlos, ha in casa fin già dall’adolescenza, nella sua stupenda biblioteca, alcuni testi appartenenti al Bicho, ed inoltre con dediche originali di personaggi quali Sartre o Cortázar.
Oltre ad aver conosciuto personalmente molti dei suoi più amici come la poetessa Olga Orozco, ad esempio.
Un incontro quindi, nella prospettiva prospettica, alla lunga, inevitabile…. ed è stato proprio don Carlos ad incontrarmi in seguito alla recensione su di una rivista letteraria della mia ultima fatica, la traduzione di Paso a Nivel, del poeta cubano Manuel Díaz Martínez.
Ad essere sincero gli ho suggerito di rivolgersi, data la notevole complessità psicologica, poetica e linguistica della sua opera al prof. Tommaso Scarano, docente al- l’università di Pisa, che è per i tipi di Adelfi, esegeta di Borges, ed uno dei migliori traduttori italiani, ma alla fine non ho resistito alla sfida, ed eccomi qui… ad abbracciare uno dei “grandi sconosciuti” della meravigliosa letteratura argentina: semplicemente un inaspettato ed improvviso halo de luz…

Alessandro Prusso
Genoa, 18 Aprile 2007

Alessandro Prusso è un poeta genovese, con alle spalle una ormai ventennale esperienza poetica, ed una decina di sillogi all’attivo, che da due anni si dedica intensamente alla traduzione e alla diffusione della conoscenza del Circulo privilegiado della letteratura poetica ispano-americana,moderna e contemporanea. Esordisce con la sua amica, la poetessa costaricana Ana Istarú, la cui traduzione della Estación de fiebre, è addirittura finita a catalogo alla Fundación Lorca di Madrid, ha poi tradotto la nicaraguese Claribel Alegria, col suo ormai indimenticabile, struggente, drammatico e alquanto sofferto: Sobrevivo, del 1977, a cui seguirà un classico di Alfonsina Storni, gli stupendi Poemas de Amor del 1926; in breve successione arriveranno poi ben tre poetesse messicane tutte abitanti di Guadalajara: Carmen Villoro, Silvia Eugenia Castillero, e Françoise Roy, difficilissima poeta esoterica originaria del Quebeq. Di Carmen, traduce Que no se vaya el viento, México 1995, testo autobiografico e letteralmente squisito. Di Silvia il famoso Zooliloquio, tradotto pure da Claude Couffon, il “maestro” dell’arte della traduzione latino-americana e traduttore della stessa Pizarnik: Edizioni Indigo, Paris 1997. E di Françoise, Razones para la redención del zaffiro. Che già dal titolo è tutto un programma….
Alejandra Pizarnik, l’amatissima Alejandra, resta comunque il suo cavallo di battaglia. Con ormai cinque testi all’attivo.
La extracción de la piedra de locura, ritenuto dai maggiori esperti il capolavoro del Prusso, Árbol de Diana, Aproximaciones, Los pequeños Cantos e l’Infierno musical.
E con l’Antologia pizarnikiana, titolata El deseo de la palabra, con un importante saggio critico che rivela aspetti ancora del tutto sconosciuti o poco noti del suo tragico destino.
Ha tradotto, il poeta ed amico colombiano Carlos Torres, studioso pure lui di Alejandra, con il suo testo, di “ispirazione parigina”, A punto de llover. E quello più recente: New York desde la ventana. E sempre in riferimento alla grande mela, la poeta galiziana Marta Lopez Luaces, con la silloge Las lenguas del viajero, che insegna ormai da tempo Montclair State University, e va considerata perciò, a tutti gli effetti, una poeta “americana”. In seguito al congresso di letteratura ispano – americana, che si è svolto a Genova nel Giugno di questo anno, ha allargato il suo raggio d’azione atlantico con due meravigliosi poeti delle Isole Canarie. Tina Suárez Rojas, con El principio de la oblicuidad e Federico J. Silva con Era Pompeia una silloge di ispirazione classica, sugli ultimi gironi dell’antica Pompei. Quasi in contemporanea con questi due testi ha tradotto pure El libro de la inestabilidad della poeta venezuelana, Carmen Leonor Ferro.
Ed ecco: Paso a nivel, uno degli ultimi e più raffinati testi di Manuel Díaz Martínez, esule cubano ed in prospettiva, Raul Rivero, l’altro massimo esponente della poesia de la Isla.
Il testo della poeta Galdys Gonzalez, completa la geografia sudamericana del traduttore includendo un altro paese, anche lui ricchissimo di tradizioni culturali e poetiche come il Chile.
L’amore poi per Alejandra e l’imprevidibilità della vita e della poesia lo riconduce in Argentina col presente testo di Carlos Barbarito.
Scritti i suoi, elaborati ed editi rigorosamente in proprio, in attesa di incontrare un editore che sia come lui, altrettanto sofisticato coraggioso ed intraprendente.

jueves, abril 19, 2007

Carlos Barbarito. Here and alone, talking to no one... (Translated from the Spanish by Jonah Gabry)

Here and alone, talking to no one.

From the foliage, the constant shadowy tree.

The boy has no pity and wanders off in the water.

He fades, locks himself away with his secret.

For sanctity, a thick silence will be enough.

To kill, a color will be enough, ochre or bright red.

They surround the city, they devastate and burn it.

The depths divide, and the fishing cannot begin.

They will gather handkerchiefs where nothing remains.

There will be, surely, a fallen eye and a No amid weeping and blood.

An erroneous smoke, without fire.

Lime from China, a century without your sex.

The arch tautens, the date separates.

The answer breaks against the metal of the echo.

The heart fails, every bird is shipwrecked.

A void where only time and motors go.

A language that perhaps only I know.

Or certain rare animals know, the dead.

lunes, abril 16, 2007

Carlos Barbarito. 6 de febrero de 2007

¿Puedo decir yo sin perderme, ser fantasma,
sin plantar un abismo de lengua oscura,
sin espantar al árbol de los frutos como rayos,
respirado todo el éter, sellado el artificio,
sangrada la música y roído por el sol el colmillo?
¿Puedo decir yo, ahora, mañana,
ante tormentas y senos, oxidados edictos,
la sombra que simula ser carne,
un dios siempre singular, tan virgen como hambriento?

Carlos Barbarito. Francis Bacon

Algunas gotas de tinta trazan muchas letras. Un poco de plata dorada produce un hilo de longitud grandísima. Un poco de azafrán basta para teñir un tonel de agua. Un grano de algalia perfuma una enorme cantidad de aire. Los insectos casi invisibles tienen en su seno un espíritu animal, un organismo, mil diversas partes. Una cantidad muy pequeña de materia quemada produce gran humedad. La luz y el calor recorren grandes distancias, atraviesan el vidrio y el agua, hacen aparecer en ellas imágenes de extraordinaria delicadeza que persisten durante reflexiones y refracciones. En el invierno, los niños meten sus manos en las llamas y no se queman.