lunes, abril 23, 2007

Alessandro Prusso. Introducción a la versión italiana de poemas de Carlos Barbarito, en preparación.

Nella vita accadono impensabili accadimenti, come ad esempio, incontrare un poeta: nascosto, invisibile, e segreto, ed inoltre di un certa e notevole grandezza.
E Carlos Barbarito incarna lo stupore e la gioia di uno di questi inaspettati ed incredibili incontri.
Se pure nulla avviene per caso, e da una prospettiva altra, superiore, o semplicemente prospettica, si può dire che si tratti di un incontro inevitabile, poiché i simili si incontrano e si riconoscono al di là del tempo e della distanza.
Con Carlos infatti abbiamo in comune lo sviscerato amore per la poesia, quotidiano e vitale, meglio ancora el llamado a la Poesía, l’inesauribile curiosità intellettuale,
oltre alla coiné della lingua castellana, la passione per l’arte, e non ultimo un legame particolare con la figura e l’opera di Alejandra Pizarnik, che ha segnato in maniera speciale le nostre esistenze: basti dire che don Carlos, ha in casa fin già dall’adolescenza, nella sua stupenda biblioteca, alcuni testi appartenenti al Bicho, ed inoltre con dediche originali di personaggi quali Sartre o Cortázar.
Oltre ad aver conosciuto personalmente molti dei suoi più amici come la poetessa Olga Orozco, ad esempio.
Un incontro quindi, nella prospettiva prospettica, alla lunga, inevitabile…. ed è stato proprio don Carlos ad incontrarmi in seguito alla recensione su di una rivista letteraria della mia ultima fatica, la traduzione di Paso a Nivel, del poeta cubano Manuel Díaz Martínez.
Ad essere sincero gli ho suggerito di rivolgersi, data la notevole complessità psicologica, poetica e linguistica della sua opera al prof. Tommaso Scarano, docente al- l’università di Pisa, che è per i tipi di Adelfi, esegeta di Borges, ed uno dei migliori traduttori italiani, ma alla fine non ho resistito alla sfida, ed eccomi qui… ad abbracciare uno dei “grandi sconosciuti” della meravigliosa letteratura argentina: semplicemente un inaspettato ed improvviso halo de luz…

Alessandro Prusso
Genoa, 18 Aprile 2007

Alessandro Prusso è un poeta genovese, con alle spalle una ormai ventennale esperienza poetica, ed una decina di sillogi all’attivo, che da due anni si dedica intensamente alla traduzione e alla diffusione della conoscenza del Circulo privilegiado della letteratura poetica ispano-americana,moderna e contemporanea. Esordisce con la sua amica, la poetessa costaricana Ana Istarú, la cui traduzione della Estación de fiebre, è addirittura finita a catalogo alla Fundación Lorca di Madrid, ha poi tradotto la nicaraguese Claribel Alegria, col suo ormai indimenticabile, struggente, drammatico e alquanto sofferto: Sobrevivo, del 1977, a cui seguirà un classico di Alfonsina Storni, gli stupendi Poemas de Amor del 1926; in breve successione arriveranno poi ben tre poetesse messicane tutte abitanti di Guadalajara: Carmen Villoro, Silvia Eugenia Castillero, e Françoise Roy, difficilissima poeta esoterica originaria del Quebeq. Di Carmen, traduce Que no se vaya el viento, México 1995, testo autobiografico e letteralmente squisito. Di Silvia il famoso Zooliloquio, tradotto pure da Claude Couffon, il “maestro” dell’arte della traduzione latino-americana e traduttore della stessa Pizarnik: Edizioni Indigo, Paris 1997. E di Françoise, Razones para la redención del zaffiro. Che già dal titolo è tutto un programma….
Alejandra Pizarnik, l’amatissima Alejandra, resta comunque il suo cavallo di battaglia. Con ormai cinque testi all’attivo.
La extracción de la piedra de locura, ritenuto dai maggiori esperti il capolavoro del Prusso, Árbol de Diana, Aproximaciones, Los pequeños Cantos e l’Infierno musical.
E con l’Antologia pizarnikiana, titolata El deseo de la palabra, con un importante saggio critico che rivela aspetti ancora del tutto sconosciuti o poco noti del suo tragico destino.
Ha tradotto, il poeta ed amico colombiano Carlos Torres, studioso pure lui di Alejandra, con il suo testo, di “ispirazione parigina”, A punto de llover. E quello più recente: New York desde la ventana. E sempre in riferimento alla grande mela, la poeta galiziana Marta Lopez Luaces, con la silloge Las lenguas del viajero, che insegna ormai da tempo Montclair State University, e va considerata perciò, a tutti gli effetti, una poeta “americana”. In seguito al congresso di letteratura ispano – americana, che si è svolto a Genova nel Giugno di questo anno, ha allargato il suo raggio d’azione atlantico con due meravigliosi poeti delle Isole Canarie. Tina Suárez Rojas, con El principio de la oblicuidad e Federico J. Silva con Era Pompeia una silloge di ispirazione classica, sugli ultimi gironi dell’antica Pompei. Quasi in contemporanea con questi due testi ha tradotto pure El libro de la inestabilidad della poeta venezuelana, Carmen Leonor Ferro.
Ed ecco: Paso a nivel, uno degli ultimi e più raffinati testi di Manuel Díaz Martínez, esule cubano ed in prospettiva, Raul Rivero, l’altro massimo esponente della poesia de la Isla.
Il testo della poeta Galdys Gonzalez, completa la geografia sudamericana del traduttore includendo un altro paese, anche lui ricchissimo di tradizioni culturali e poetiche come il Chile.
L’amore poi per Alejandra e l’imprevidibilità della vita e della poesia lo riconduce in Argentina col presente testo di Carlos Barbarito.
Scritti i suoi, elaborati ed editi rigorosamente in proprio, in attesa di incontrare un editore che sia come lui, altrettanto sofisticato coraggioso ed intraprendente.